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Sin dalla prima
volta in cui ho avuto l’occasione di comunicarvi qualche riflessione
come Assistente spirituale del coro, ho insistito – potrete ricordarlo –
sulla duplice finalità che si prefigge la Chiesa in ogni sua opera,
attività, istituzione: la gloria di Dio e la santificazione delle anime.
Ed essendo anche il nostro coro una porzione di Chiesa, destinata a
ricoprire un delicatissimo quanto prezioso ruolo nelle liturgie (luogo
privilegiato e imprescindibile in cui Dio incontra l’uomo), l’alto scopo
che deve caratterizzare il vostro canto non può che essere quello della
gloria di Dio e della santificazione delle anime.
Che si canti per la gloria di Dio è più che evidente (anche se spesso si
corre il rischio di disattendere questo fine); ma che si canti per la
santificazione delle anime può sembrare un po’ più complicato. Per
spiegarlo, ricorrerò ad una storia vera, che vede come protagonista una
grande personalità di spicco nella letteratura francese del Novecento:
Paul Claudel (1868-1955). L’evento che domina la sua vita turbolenta è
la conversione, fulminea e radicale, al cattolicesimo. Egli stesso lo
racconta in una delle sue opere:
«Ecco come era il giovane infelice che il 25 dicembre 1886 si recò a
Notre-Dame di Parigi per assistere all’Ufficio di Natale. Cominciavo
allora a scrivere e mi sembrava che nelle cerimonie cattoliche, che
consideravo con superiore dilettantismo, avrei trovato uno stimolo
opportuno e la materia per qualche esercizio decadente. In queste
condizioni, urtando a gomitate la folla, assistetti alla Messa solenne,
anche se con poco piacere.
Poi, non avendo nient’altro da fare, tornai al pomeriggio per i Vespri.
I bambini del coro (…) stavano cantando ciò che più tardi ho saputo
essere il Magnificat. Io ero in piedi tra la folla (…). In quel momento
capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore
fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così
grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una
convinzione così potente, con una certezza che non lasciava posto a
nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento,
nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia
fede né toccarla.
(…) Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È Qualcuno, un
Essere personale come me! Mi ama, mi chiama. Lacrime e singulti
spuntarono (…). È vero – lo confesso con il centurione –, sì, Gesù è il
Figlio di Dio. Era a me, Paul, che egli si rivolgeva e mi prometteva il
suo amore».
Cos’è che ha veicolato nel cuore di Paul Claudel il tocco della grazia
divina? Il canto semplice e limpido di un coro di bambini che, nel
Vespro di Natale, intonavano il Magnificat.
Ecco, amici miei, che cosa può e che cosa deve osare il nostro canto:
mentre diamo gloria a Dio, l’armonia delle voci, combinata col fervore,
innescherà la scintilla della fede nel cuore di chi ci ascolta, fino ad
elevare insieme a noi un unico, gioioso, sincero amen di lode e di
benedizione a Colui che ci ama, ci chiama, ci manda.
È questo l’augurio sincero che rivolgo a tutti e a ciascuno.
Brindisi, 29. IX. 2008
Sac. Giuseppe Grassi |
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Don Francesco Caramia, già assistente spirituale.
L’arte è espressione della creatività
dell’uomo, di quella capacità donatagli per rivelare, attraverso
linguaggi differenti, la realtà interiore ed esteriore che gli
appartiene e di cui fa esperienza. L’arte del canto e, nello specifico,
del canto sacro, è opera dell’uomo e, nel contempo, dono di Dio.
Cantare è elevare mente e cuore al Creatore
con inni di lode, di ringraziamento, di supplica. Il canto sacro è
rendere gloria a Dio, è realmente una forma di preghiera che sale in
Cielo e che tocca il Cuore divino.
Nel contempo è altrettanto vero che
l’espressione artistica della voce e la musica sacra rendono l’uomo
capace di comunicare l’inesprimibile. Attraverso il canto è possibile
aprire il cuore di colui che ascolta alla magnificenza delle cose
divine, per incontrarle e goderne. In tal senso cantare le lodi di Dio è
offrire un servizio all’uomo, può ritenersi una forma di
evangelizzazione, uno strumento artistico che apre a Dio e al suo
mistero.
Questa può dirsi la duplice finalità che
dovrebbe accompagnare chi ha la possibilità di cantare al Signore con
arte (cfr. Sal 32, 3). Questa vuole essere la finalità del Coro
polifonico Arcivescovile “San Leucio”, chiamato a cantare le lodi di Dio
con arte e con giubilo, ossia con “quella melodia con la quale il
cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole” (Sant’Agostino).
Cantare a Dio per rendergli omaggio, perché
è bello dar lode al Signore e cantare al suo nome (cfr. Sal 92,1) e
cantare di Dio agli uomini, per offrire un dono ricevuto e metterlo a
servizio.
Il Coro Arcivescovile “San Leucio” vive
questa duplice dimensione, garantendo il decoro liturgico nelle
Celebrazione solenni presiedute dal Pastore della Diocesi; un Coro che
aiuta l’assemblea liturgica a cantare al Signore un canto di grazie (cfr.
Sal 147,7); un Coro che si sta preparando alla venuta del Santo Padre,
collaborando con altre corali diocesane, per garantire un servizio degno
dell’evento che ci apprestiamo a vivere; un Coro che vuole crescere
nella spiritualità, perché l’espressione artistica del canto lasci
trasparire tutta la pienezza di Dio.
L’augurio a tutti e a ciascuno di cantare
con la vita ciò che celebriamo!
Don Francesco Caramia - Assistente spirituale
Il precedente Assistente Spirituale è stato
Don Giuseppe Pendinelli
Attuale Parroco della Parrocchia S. Giustino De Iacobis in Brindisi al
quartiere Bozzano.
<<Cantate al Signore un canto nuovo; la sua lode nell’assemblea dei fedeli
[….]. Lodino il Signore con danze, con timpani e cetre gli cantino inni>> (Sal
149, 1-3).
Il Coro Polifonico Arcivescovile “San Leucio”, costituitosi nell’anno 1993,
si propone di favorire e sostenere un processo di formazione umana,
cristiana, culturale e musicale degli associati e di quanti, spontaneamente,
ne coltivano rapporti.
“Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della Musica
Sacra.
Si promuovano con impegno le <<Scholae
cantorum>>, specialmente presso le Chiese Cattedrali.
I Vescovi e gli altri Pastori d’anime curino diligentemente che in ogni
azione sacra celebrata in canto tutta l’assemblea dei fedeli possa dare la
sua partecipazione attiva”, è quanto leggiamo nella Costituzione su <<La
Sacra Liturgia>> “Sacrosanctum Concilium”, del Concilio Ecumenico Vaticano
II.
Lo sforzo e il lavoro che il Coro “San Leucio”, volontariamente, continua a
promuovere sul territorio è, particolarmente, a beneficio della Santa Chiesa
di Dio che è in Brindisi-Ostuni e in perfetta armonia con il citato dettato
conciliare.
Un “Ministero”, quello del Corista, che lo vede ispirato ai valori umani
“della probità, dello spirito di giustizia, del senso civico, della
sincerità, della fortezza d’animo” (Apostolicam actuositatem, 4) e della
testimonianza evangelica.
Le celebrazioni liturgiche, presiedute dall’Arcivescovo nella Cattedrale,
sono il luogo privilegiato per l’espletamento delle sue funzioni.
Chi è il Corista? Quale il suo primario
impegno? Quali gli obiettivi e le competenze?
E’ protagonista con la sua partecipazione attiva e responsabile;
fonda il suo impegno sulle virtù cristiane della Fede, della Speranza, della
Carità;
è pronto nel mettere al servizio degli altri le proprie capacità e le
proprie competenze nell’ottica della crescita comune nello stile della
fraternità vissuta, nella disponibilità al servizio della Carità;
partecipa, inoltre, alle manifestazioni liturgiche ed extra liturgiche di
carattere sacro e non, curate e stabilite dall’Equipe direttiva.
Ancor più interessante è il cammino in ordine alla formazione umana e
spirituale che i Soci e i Coristi, per una Domenica al mese, stanno
percorrendo.
Se, gli scorsi anni ci siamo fermati nella condivisione della nostra storia
con i suoi inevitabili e originali percorsi, in questi anni la nostra attenzione
si sta fermando sulle realtà di accoglienza presenti sul nostro territorio.
Stiamo, infatti, coltivando l’esperienza del servizio a favore degli ultimi,
dei dimenticati, degli sfiduciati.
L’incontro attraverso la Parola nella Celebrazione dell’Eucaristia e,
successivamente, lo scambio reciproco in un dialogo fraterno e aperto, danno
l’opportunità di conoscere questi nostri fratelli e di apprezzarne la loro
gioia in un incontro sereno e costruttivo.
I Coristi, naturalmente, entusiasti
dell’esperienza vivono il cammino associativo con più slancio e generosità.
Cogliamo l’occasione propizia dell’iniziativa
per far passare, ai vicini e ai lontani, la gioia del nostro essere
Associazione e Famiglia in cammino e, al tempo stesso, nelle pagine che
seguono raccontarvi, con le nostre attività, l’entusiasmo nel cantare le
lodi al Signore, unico Salvatore del mondo.
La nostra speranza è quella di contribuire e facilitare, con la
testimonianza del nostro cammino associativo, ciò che Sant’Agostino amava
dire: “Chi canta bene prega due volte”; è, questo, l’augurio per noi e per
quanti con noi percorrono, in perfetta letizia, questo sentiero spirituale.
Sac. Giuseppe PENDINELLI |